L’Unesco per lo sport: oltre il confine, oltre gli ostacoli

Pochi ne sono al corrente ma la parola “sport” non è che un’abbreviazione del termine “desport”, un antico termine della lingua francese derivato dal latino che significa nient’altro che divertimento.

Purtroppo nella realtà di oggi definire lo sport come un semplice divertimento è diventato praticamente impossibile. Lo sport oggi è tante cose e la componente divertimento è solo una di queste. Spesso essa non ne costituisce l’elemento più importante, specie per quanto riguarda le discipline privilegiate dai mass media, come dovrebbe invece sempre essere. Lo sport che vediamo in TV oggi è soprattutto un business più che un divertimento. Questo business in certi casi diventa anche una valvola di sfogo, che invece di produrre benessere fisico e mentale a volte crea rancore e divisioni. Sarà capitato a chiunque ad esempio di sentire parlare  alla TV o sui giornali di partite di calcio che sfociano in vere e proprie guerre tra fazioni. Guerre combattute con scontri sia verbali che fisici, che più di una volta sono terminati con conseguenze sconcertanti. Non c’è bisogno di approfondire oltre questo punto.

A rimarcare tutto ciò che di buono e autentico lo sport dovrebbe essere e rappresentare, ci ha pensato, la settimana scorsa, il Centro per l’Unesco di Torino, con una conferenza tenuta lo scorso 18 maggio in occasione del Salone del Libro al Lingotto, per la presentazione ufficiale della versione italiana della Carta Internazionale per l’Educazione Fisica, l’Attività Fisica e lo Sport. Uno degli obiettivi sociali dell’Unesco è infatti riqualificare lo sport non tanto come un semplice gioco per divertirsi, ma soprattutto come strumento portavoce di valori etici, sociali e culturali.

La prima a prendere la parola è stata Barbara Costabello, Responsabile Sezione giovani Centro per l’Unesco di Torino, la quale ha cominciato con l’introdurre il concetto di sport promosso dall’Unesco e le relative sfaccettature.
In primo luogo è lo sport è fondamentale per l’insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole. Non si può avere un’educazione fisica di qualità senza lo sport.
In secondo luogo l’Unesco considera lo sport anche come un valido strumento di educazione civica, oltre che fisica, promuovendo al suo interno valori come il rispetto verso il prossimo, l’onestà nel gioco, l’uguaglianza, la disciplina e la perseveranza (intesa come incentivo a impegnarsi e credere in ciò che si fa). Per proteggere tali valori è obbligatorio combattere con ogni mezzo contro qualunque forma di discriminazione nello sport, in primis educando i giovani. B. Costabello ha parlato inoltre di come l’Unesco da tempo si batte per l’uguale riconoscimento di opportunità delle donne anche in campo sportivo, e di come esso abbia dedicato a questo obiettivo fondi specifici.

Un altro importante fronte su cui l’Unesco ha intensificato i suoi sforzi in tempi recenti è sicuramente la lotta al doping. Il doping infatti ancora oggi costituisce una minaccia in contrasto con la connotazione dello sport promossa dall’Unesco e con l’insieme dei valori di cui abbiamo fatto menzione in precedenza. Ovviamente il doping non rappresenta uno spauracchio solo da un punto di vista etico ma anche ovviamente da un punto di vista salutare. E’ necessario quindi educare costantemente educare e sensibilizzare soprattutto le generazioni più giovani di atleti a non far ricorso a sostanze o trattamenti illeciti e dannosi al fine di migliorare le proprie prestazioni. A questo scopo l’Unesco ha promosso la Convenzione Internazionale Antidoping a Parigi nel 2005. Ad oggi, dopo l’entrata in vigore della Convenzione nel 2008, sono oltre 270 gli stati nel mondo ad aver ratificato l’accordo. Inoltre l’Unesco ha intrapreso da alcuni anni una collaborazione con la WADA (World Anti-Doping Agency) per l’individuazione e la segnalazione dei farmaci proibiti, il cui elenco è in continuo aggiornamento.

Come già accennato in precedenza, l’Unesco ha avuto il merito di adottare e diffondere già dal 1978 la Carta Internazionale per l’Educazione Fisica, l’Attività Fisica e lo Sport. In particolare è stato decisivo il contributo da parte del Centro Unesco di Torino alla realizzazione della traduzione in lingua italiana di questo documento nel 2015. I 10 punti della Carta riguardano la pratica dello sport come diritto fondamentale per l’essere umano e l’impegno nella promozione dello sport come strumento di progresso e inclusione socio-culturale.

La seconda voce a intervenire è stata quella di Stefania Cazzoli, docente del SUISM di Torino, la quale ha condotto un interessante approfondimento sui benefici dell’attività motoria non soltanto in termini di salute ma anche in termini di integrazione sociale ed educazione civica dell’individuo attraverso la trasmissione di valori. Anche S. Cazzoli non ha mancato di ribadire come nello sport non dovrebbe esserci mai spazio per fenomeni quali l’omofobia, la violenza, il bullismo, il doping e le cosiddette “combine”, al fine di garantire sempre la sana competizione tra gli individui a tutti i livelli. Secondo S. Cazzoli è importante inoltre incoraggiare l’ attività fisica in tutte le fasi della vita.

Infine a prendere la parola è stata la Presidentessa del Centro Unesco di Torino, Maria Paola Azzario, che si è soffermata in particolare sulle iniziative pratiche intraprese dall’Unesco sulla lotta alle forme di discriminazione a livello sportivo. A questo proposito l’Unesco è riuscita a trovare un fantastico sponsor: la Juventus. Delle 20 società calcistiche presenti in Serie A, la Juventus è l’unica ad aver risposto nel 2009 alla richiesta di collaborazione dell’Unesco. La partnership si è rivelata conveniente a entrambe le parti in virtù delle esenzioni fiscali per le pubblicità progresso di cui godono le società di calcio.
L’iniziativa più importante nata nel 2009 tra la società di Corso Galileo Ferraris e il Centro Unesco di Torino è stata battezzata col nome di “Un calcio al razzismo”, un progetto giunto già alla settima edizione, il quale “prevede la consegna di due borse di studio del valore di 5.000€ ed è rivolto ai giovani tra i 18 e i 25 anni, di nazionalità italiana o non, residenti in Italia e alle Associazioni di volontariato – ONLUS, operanti nella Regione Piemonte e iscritte al Registro Regionale del Volontariato che si rendano protagonisti di attività volte a superare il razzismo e qualsiasi altra forma di discriminazione”.

Un’altra iniziativa sviluppatasi a seguito di questa partnership è quella chiamata “Gioca con me”, finalizzata alla selezione di 22 bambini ogni anno che per motivi economici e sociali non potrebbero sostenere il costo dell’iscrizione ad un’attività sportiva, in questo caso legata al gioco del calcio. Ogni bambino, se manterrà le caratteristiche per le quali è stato selezionato, viene coinvolto in un ciclo triennale di attività e viene munito di un kit Scuola Calcio Juventus/Adidas. I bambini selezionati avranno dunque la possibilità di svolgere un’attività sportiva presso la Scuola Calcio Juventus senza costi e in totale sicurezza, essendo seguiti da un personale qualificato. Inoltre Il Centro Unesco di Torino organizza corsi di formazione rivolti agli operatori (scolastici e sportivi) e alle famiglie sui concetti di solidarietà e responsabilità. L’attività viene poi costantemente monitorata da ogni punto di vista, verificando i programmi tecnici e l’evoluzione degli aspetti sociali e psicologici sia del partecipante, che della squadra e delle famiglie.

L’obiettivo del progetto si prefigge quindi essenzialmente di promuovere una cultura di integrazione, collegandola strettamente ad un’attività sportiva di gruppo quale occasione di inclusione sociale; Contrastare ogni forma di discriminazione e razzismo, dentro e fuori dal campo, attraverso la trasmissione di valori quali il rispetto di se stessi e degli altri, la solidarietà e l’uguaglianza.

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