Tutto quello che devi sapere sullo yoga.

Se fossimo degli antropologi ed osservassimo la società occidentale come degli stranieri, noteremmo diverse caratteristiche tipiche di questa: la fretta costante dei cittadini, la frenesia, l’isteria facilmente evincibile negli sguardi dei passanti, il traffico e le città rumorose. Questi fenomeni avvicinano sempre di più le persone, soprattutto quelle delle grandi metropoli, a sperimentare discipline spirituali e peculiarmente orientali. Tra le differenti tecniche di resilienza allo stress occidentale troviamo, per esempio, lo yoga. Quest’ultimo è esperito in differenti forme, talvolta distorte rispetto alla disciplina originaria, altre volte semplicemente innovative. Ma in che cosa consiste veramente quest’arte? Quando la moda e l’ostentazione tendono a trascenderla ed alienarla? Per rispondere agli interrogativi utili alla conoscenza dello yoga, riportiamo di seguito l’intervista somministrata a Francesca Muzio, Dottoressa in Scienze Motorie e Sportive, insegnante certificata di Hatha ed Ashtanga yoga oltre che fondatrice dell’associazione “Sharanam” di Avigliana.

 

  • Quando è nata questa disciplina e dove?

È una pratica antichissima ed appunto per questo vi sono poche date certe in merito alla sua origine. Quello che si sa è che i primi segni dello yoga risalgono al terzo millennio avanti Cristo, in una civiltà della valle dell’indo, in India. Qui sono state trovate delle tavolette di argilla, nelle quali si sono viste per la prima volta incise delle posizioni dello yoga. Ovviamente di fatto non vi era nulla di scritto ergo ne si sapeva poco in merito, le tradizioni infatti venivano trasmesse oralmente. La prima persona che ha però parlato di tale disciplina è stato Patanjali, tra il quarto ed il sesto secolo dopo Cristo, scrivendo un testo chiamato “gli aforismi dello yoga ” e mettendo per iscritto piccole locuzioni inerenti tale disciplina (chiamati i sutra), nelle quali redige i fondamenti di questa tecnica e spiega tutto quello che diventerà pilastro di quest’ultima.

 

  • Ed il kamasutra perciò che cosa significa?

“Kama” significa “amore” e “sutra” vuol dire appunto “aforisma” o “piccola locuzione”. Il kamasutra è  il più grande libro dell’amore ma il suo senso e la sua accezione sentimentale è stata ampliamente distorta dalla forte ostentazione sessuale presente nelle società occidentali, finendo per risultare un libro puramente a sfondo carnale.

 

  • Chiudendo questa piccola digressione, quanti e quali tipi di yoga esistono?

Infiniti ma tra i principali vi sono lo Hatha yoga, ovvero quello del corpo. Questo è lo yoga dell’impegno fisico e comprende tutte le parti ove utilizzi il corpo, il respiro e la gestualità. Lo Hatha yoga ha differenti sottogruppi, nei quali vi è l’Ashtanga yoga, pratica più dinamica e ancora lo Bhakti yoga che consiste in una disciplina più devozionale, dedicata alla recitazione di mantra. Infine, tra i tipi più particolari esiste il Bikram yoga che viene fatto all’interno di un ambiente caldo, nel quale i seguaci praticano tale disciplina svestiti ed immersi in una sorta di sauna meditativa.

 

  • Il power yoga si può considerare una pratica effettiva?

Questo tipo di yoga certamente si allontana da quello tradizionale ma è ritenuto valido. Bisogna contestualizzare tale disciplina, nata nelle palestre e creata appositamente per essere accattivante e far lavorare principalmente il corpo sullo sviluppo muscolare. Codesta pratica si avvicina all’Ashtanga yoga, sradicando però quelli che sono i pilastri dello yoga stesso: calma, meditazione, evitare lo sforzo fisico e l’ assenza di musica ritmata. Ovviamente è lecito che la disciplina dello yoga cambi e si evolva ma è giusto ricordare il perché lo si stia praticando e quali peculiarità abbia.

 

  • Lo yoga viene frequentemente associato al buddhismo ma quali legami hanno effettivamente questi due?

In realtà si pensa che lo yoga viaggi in concomitanza con il Buddhismo a causa del fatto che spesso, nei luoghi presso i quali si esercita tale disciplina, vi siano rappresentazioni del Buddha e della sua dottrina filosofica. Questo avviene poiché i dogmi del Buddhismo si avvicinano ai principi yogici quali: calma, stabilità e meditazione. Ciò non toglie che lo yoga non abbia nulla a che fare con alcun tipo di religione, difatti è possibile immergersi in tale pratica senza professare nessun credo. Certo durante la pratica si recitano spesso mantra ma questo non significa che sia direttamente ricollegabile al buddhismo.

 

 

  • A tal proposito, che cosa significa mantra?

Questa parola è composta da due parti, “man” che significa “mente” e “tra” che riporta al termine “sacro” quindi tale sostantivo vuol dire “pensiero sacro”.

 

  • Invece la parola “yoga”?

Yoga deriva “yuj” che significa “unire”, ovvero l’unione dell’individuo a ciò che lo circonda quindi congiungere lo spirito individuale a quello globale. Quando fai yoga perciò riporti la tua mente all’unità tra corpo e spazio.

 

  • Lo yoga è consigliato a tutte le età?

Certamente si! Ovviamente va però adattato alle differenti esigenze e corporalità poiché ,logicamente, la stessa pratica che si può fare a vent’anni dista da quella praticabile a settanta. Secondo me, l’esperienza dell’insegnante e la sua professionalità consiste nel saper integrare persone di età differenti in una stessa lezione, proponendo varianti plasmabili alle diverse necessità facendo star bene tutti e non annoiando nessuno.

 

  • Psicologicamente lo yoga viene considerato una tecnica di resilienza mentale, confermi tale assunto teorico?

Confermo pienamente poiché il fatto di essere “morbidi” ed “adattabili” a livello fisico provoca resilienza ergo risposta attiva e positiva anche mentalmente perfino dinanzi agli eventi negativi della vita. Insomma quando affronti gli avvenimenti della quotidianità in maniera rigida, questi ti ritorneranno indietro nello stesso modo, se invece ti poni a loro con malleabilità, diverranno più “leggeri”.

 

  • Perché lo yoga lavora principalmente sul respiro?

Perché il respiro è la vita e se parti da questo puoi veramente aprire una serie di mondi infiniti. Se il respiro è contratto anche la mente lo diviene e ciò è confermato dai testi yogici. Dalla respirazione si possono livellare e controllare ansie ed agitazioni, non a caso quando vi è uno stato di ansia imminente si tende ad andare in iper-ventilazione, controllando ed osservando tali emozioni ed il respiro che ne scaturisce, è possibile scalfire l’agitazione del momento.

 

  • Quante posizioni dello yoga esistono?

Ne esiste un numero non definibile difatti i testi yogici parlano di migliaia, addirittura ipotizzano l’esistenza di una posizione per ogni individuo vivente. Poi ci sono ovviamente posizioni più note ma anch’esse hanno molteplici varianti.

 

  • Dei principi che lo yoga insegna, qual è il più importante da riflettere nella vita quotidiana?

Il primo principio dello yoga è “Ahimsa” che significa non violenza verso noi stessi e gli altri. Il secondo principio è “Satya” ovvero sincerità, questo è tra i dogmi più importanti poiché essere onesti riflette onestà. Un altro fondamentale pilastro yogico è indubbiamente ricordare che il cambiamento, per poter auspicare ad un mondo migliore, deve essere fatto partendo da noi stessi attraverso un occhio critico. Perché pretendere che il globo si modifichi senza ricordarsi che ne facciamo parte attivamente, non porta a nulla. E’ necessario quindi assumersi le proprie responsabilità e questo viene ampiamente sottolineato dallo yoga.

 

  • Quanto è rischioso che lo yoga si trasformi in una moda poco disciplinata?

Può essere rischioso per differenti aspetti ma positivo per altri: rispettivamente poiché le persone si accostano a pratiche distanti da quella originaria e tendono a vederne solo i lati più superficiali, allontanandosi dallo yoga e criticandolo senza conoscerne i postulati. Però può essere anche positivo perché queste discipline yogiche somministrate per esempio in palestra, riescono ad avvicinare allo yoga persone che differentemente non lo avrebbero conosciuto ed esperito.

 

  • Esiste lo yoga del sesso?

[ride] No, direi che non esiste.

 

Il punto cruciale di queste parole risiede in una nota citazione di Gandhi:” sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Questo lo impartisce tale disciplina e la vita stessa infatti dobbiamo osservare i nostri comportamenti, anche se questi sono ormai automatismi e metterli in discussione. Senza mai dimenticare che facciamo parte del mondo e ne siamo costantemente produttori attivi di cultura e di cause-effetto. Ed è nel globo che non dobbiamo mai smettere di informarci e ricercare, al fine di progredire e progredirci.

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