FILM – La Battaglia di Hacksaw Ridge

Recensione del film

 DATA USCITA: 2 febbraio 2017GENERE: Drammatico, Guerra, Storico ANNO: 2016. REGIA: Mel GibsonATTORI: Andrew Garfield: Desmond Doss. Vince Vaughn: Sergente Howell. Sam Worthington: Capitano Glover. Luke Bracey: Smitty Riker. Hugo Weaving: Tom Doss. Ryan Corr: Tenente Manville. Teresa Palmer: Dorothy Schutte. Rachel Griffiths: Bertha Doss. Richard Roxburgh: Colonnello Stelzer

Questo non è un film di guerra.

È importante dirlo subito, perché moltissime persone lo definiscono tale, non riuscendo a cogliere la (grande) differenza che esiste fra il racconto di un conflitto ed il racconto della vita di una persona in cui questo si trova ad avere un ruolo importante.

Nei film di guerra la protagonista è lei. Lei, la guerra. Gli uomini che la combattono sono il mezzo attraverso cui raccontarla.

Quello che succede in questo lungometraggio invece, è proprio il contrario.

L’ultima fatica di Mel Gibson – che torna dietro la macchina da presa dieci anni dopo Apocalypto – vuole raccontare la storia vera di un uomo che potremmo definire un eroe controcorrente.

Quest’uomo è Desmond Doss, primo di soli tre obiettori di coscienza a ricevere la Medal of Honor, la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti. La lucida follìa di un uomo di grande fede, che ha camminato fra la peggiore violenza senza cedervi. Di questo, si parla. Sulle dinamiche celate dietro ai combattimenti (quelli della seconda guerra mondiale, e più precisamente della battaglia di Okinawa) non sappiamo quasi nulla, e ciò che ci viene detto è comunque “filtrato” dal suo sguardo.

Possiamo dividere i 139 minuti della pellicola in modo netto: nella prima metà assistiamo al percorso che porta Desmond ad arruolarsi come medico da campo, lo seguiamo nella lotta che porta avanti con i propri compagni e superiori per il proprio diritto a rinunciare alle armi, scopriamo gli eventi del suo passato che lo hanno spinto a rifiutare la violenza anche nella sua forma più piccola. Nella seconda parte invece ci troviamo immersi insieme a lui nella violenta devastazione dei combattimenti, e lo guardiamo salvare la vita a 75 compagni sorretto dalla forza della propria fede.  A questo punto quindi è opportuno parlare dell’attore che a Doss presta il proprio volto, ovvero Andrew Garfield.

Sebbene si trovi a dividere la scena con altri ottimi attori (Vince Vaughn, Sam Worthington, Hugo Weaving) il peso del film si regge evidentemente sulle sue spalle – in senso anche piuttosto letterale: trascina e si carica addosso uomini più pesanti di lui per intere sequenze –  e anche se la dolcezza con cui tratteggia il personaggio sembra essere nelle sue corde, riesce a trasmettere un’intensità sottile ma salda. Non è difficile capire, guardandolo, perché compaia fra i cinque possibili vincitori della statuetta di Miglior Attore.

Anche la nomination di Mel Gibson come Miglior Regista non stupisce; i tempi dilatati e le sequenze di cruda violenza che sono la sua cifra stilistica (sebbene il contesto sia molto diverso, il paragone con Braveheart è inevitabile) possono non soddisfare il gusto personale, ma quando si parla di organizzare gli elementi di un film la qualità non è un discorso soggettivo. Pur senza dare prova di espedienti particolarmente innovativi, Gibson è innegabilmente abilissimo, nel gestire il cambio repentino di stile a cui il film va incontro come nell’orchestrare sequenze tecnicamente complessissime quali quelle di guerra.

 

In conclusione c’è un’ultima riflessione che si può fare, a proposito di una contraddizione che sta alla base di questa storia. Per tutto il film sentiamo Desmond Doss ripetere il suo no convinto all’indole degli uomini a farsi del male e alle armi che permettono loro di farlo… ma la sensazione che resta addosso mentre scorrono i titoli di coda è comunque quella di un grande orgoglio – quasi amore – verso il mestiere della guerra, ideale questo che sta alla base della cultura americana, e che evidentemente resiste anche nei più forti oppositori alla violenza.

D’altronde, il giorno in cui la scelta di posare il fucile non sarà più tanto rivoluzionaria da diventare un film, è ancora molto lontano.

 

 

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