Siae vs Soundreef: il monopolio è finito.

Siamo sicuri che la legge abbia risolto i problemi?

Questa è la storia di un autore, travolto dall’ascesa della start-up londinese Soundreef.


“Oggi crolla il monopolio Siae. Una piccola società ha abbattuto un dominio ultracentenario. Anche società private come Soundreef da oggi possono operare in piena legalità. Si spera, a pari condizioni sul mercato italiano”. Sono queste le parole di Davide d’Atri, fondatore di Soundreef, la collecting society nata nel 2011 in Inghilterra. Già, perchè ai tempi in Italia c’era ancora il monopolio e dunque il nostro connazionale decide di creare la società di gestione di diritti nel paese anglosassone dove ha studiato, pensando ci fosse lo spazio di manovra per una nuova società basata sulle esigenze degli artisti: pagamenti rapidi e rendicontazione analitica.

Nel 2014 una direttiva dell’Unione Europea (la direttiva Barnier, ndr) sancisce l’apertura alla concorrenza per quanto concerne la raccolta dei diritti d’autore: in alcuni paesi era già realtà, nella maggior parte dei paesi si è dovuto procedere invece ad un adeguamento. Si muovono tutti, l’ultima è, come spesso accade, l’Italia. Nel frattempo, Soundreef comincia a raccogliere piccoli autori, stufi di pagare, alla Società Italiana Autori ed Editori, la quota associativa e non vedere spesso i soldi che dovrebbero essere generati dai borderò faticosamente compilati a mano durante le esibizioni, oppure di vederli in tempi biblici; Questi disagi sono principalmente sentiti dai piccoli autori, che sono la maggioranza in termine numerico ed avrebbero la necessità di ricevere i propri compensi in maniera celere, non avendo entrate provenienti da sponsor, vendite in-store, ecc. Soundreef trova dunque terreno fertile per raccogliere questo disappunto, anche perchè, con gli strumenti digitali a sua disposizione, sembra avere la soluzione a questi problemi. Ma c’è un problema: al momento opera in una zona grigia, perchè in quell’anno l’unica autorizzata ad operare è la SIAE, ma Soundreef si “salva” perchè la direttiva europea parla di concorrenza.


Nel 2016 ho bisogno di depositare i miei brani. Dove vado? In SIAE, sapevo che c’era il monopolio, quindi la scelta era obbligata. Per iscrivermi, da Torino devo muovermi a Milano, perchè sul territorio solo circa una quindicina di città potevano raccogliere i depositi opere e le nuove associazioni. Ma non è tutto: moduli su moduli, consegna di un pentagramma, un cd con le tracce da depositare. E due mesi per ricevere la posizione (il numero identificativo dell’autore, ndr).
Poi mi informo e sento di Soundreef: è fondata da un italiano, puoi fare tutto online. In 5 minuti sei iscritto, il deposito lo fai da casa; hanno degli strumenti che consentono di sapere quante volte e dove i tuoi pezzi sono stati suonati online, in radio ed in tv. E i borderò? Li fai online, cosi non ci sono errori di scrittura (che in SIAE causano l’annullamento) e poi in 7 giorni lo vedi sul tuo account ed in 90 giorni ti viene liquidato. Come fai a dire di no?
Cosi da gennaio 2017 passo a Soundreef e la gestione dell’account mi piace molto, davvero comoda.


Tornando a quello che succede nel mondo, nell’aprile del 2017, il governo emana un decreto che avrebbe dovuto recepire la direttiva Barnier, ma di fatto sancisce ancora il monopolio della SIAE. Il ministro Franceschini, che prima sembrava aprire alla liberalizzazione, ad un mese dalla promulgazione della legge ritorna sui suoi passi, tra lo sconforto di molti artisti che hanno visto in questo gesto l’ennesima storia all’italiana di un rallentamento dell’innovazione e del progresso.
Che il decreto vada nella direzione sbagliata è un dato di fatto, tant’è che nel settembre scorso, l’UE è pronta ad una procedura di infrazione contro l’Italia nel caso in cui non dovesse rivedere la legge. Ed allora, ecco che il governo non ha altra scelta: dal primo gennaio 2018 crolla il monopolio del diritto d’autore in Italia, ultimo baluardo dell’UE.
Già, ma in Italia spesso accade che le normative europee e le leggi vengano fatte a metà ed è cosi anche in questo caso: il mercato della riscossione dei diritti è aperto alle OGC (organi di gestione collettiva) no-profit come SIAE, ma non alle società for-profit come Soundreef.

Dunque, trovata la legge, trovato l’inganno. Insomma, anche in questa nuova versione, la società di Davide d’Atri si trova tagliata fuori, ma una soluzione c’è: affidare la riscossione ad una OGC no profit. L’anno scorso Soundreef aveva proposto alla SIAE stessa di riscuotere per lei, data la struttura radicata sul territorio, a patto di essere pagata per la propria quota entro tempi stabiliti (per mantenere la promessa fatta da Soundreef ai suoi iscritti), ma SIAE ha chiuso la porta in faccia alla rivale. Dunque la soluzione è la creazione di una OGC no-profit ad-hoc, chiamata LEA, che si occuperà della riscossione dei diritti degli autori Soundreef. Ora l’azienda che ha sfidato il monopolio opera secondo la legge entrata in vigore all’inizio dell’anno.


Nel corso di questo anno e mezzo, sono cambiate molte cose: spinta dalla migrazione forte verso Soundreef, SIAE ha operato un forte rinnovamento: iscrizione online, deposito opere online, borderò digitale, iscrizione sotto i 30 anni gratis.
Ora mi trovo all’inizio dell’anno e mi chiedo: quale scelta è la migliore per me? I vantaggi che avevo in Soundreef si sono assottigliati. E poi Soundreef non tutela da plagio, non certifica un nome d’arte. E se sei un dj, la quasi totalità degli artisti che suoni è SIAE. dunque, ho ancora dei vantaggi?
Mischio l’esperienza personale con la progressione legislativa, perchè credo sia utile a far capire cosa è cambiato nella pratica per chi come me fa musica.
Dunque, molti si saranno chiesti: ma come mai Jax, Fedez, Enrico Ruggieri, Nesli, Rovazzi ed altri big hanno scelto Soundreef? Siamo sicuri che sia solo per un servizio migliore? La verità è soprattutto un’altra: una buona offerta economica è un motivo più che valido per farlo, è un investimento fatto dalla società con la scommessa di ottenere dalla gestione dei diritti più di quanto speso per “portarsi a casa” l’artista.


Tornando in merito al decreto attivo dal primo gennaio, a parer mio, di autore e di utilizzatore, questa legge è il solito cantiere a metà: di solito si dice “meglio qualcosa che nulla”. In realtà, in ambito legislativo, forse è meglio la regola “o tutto o niente”. Nello status quo, un utilizzatore, se vuole fare una festa dove passare un pezzo di Jax, uno di Pezzali, uno di Gabry Ponte, dovrà fare due borderò, richiedere due licenze, una SIAE ed una Soundreef. Alzi la mano chi farebbe una cosa del genere. E poi: come faccio a sapere se un pezzo è tutelato da SIAE o da Soundreef?
Qualunque sia la scelta fatta dall’utilizzatore, con questa legge resta penalizzato: o chiede e compila un solo borderò (SIAE o Soundreef che sia), limitando così il bagaglio musicale da cui attingere, oppure richiedendo e compilando due borderò, uno sforzo assurdo ed inutile.


A mio parere, la soluzione sarebbe dovuta essere una liberalizzazione stile trasporto ferroviario: la rete di trasporto è quella che si definisce in economia un “monopolio naturale”, ossia un settore dove un operatore ha costi di gestione inferiori rispetto alla gestione con più attori, per questioni di economie di scala ed altri fattori. Dunque, la concorrenza deve essere fatta “sull’ultimo miglio”, sul chi offre il miglior servizio di trasporto.
Così dovrebbe funzionare per il diritto d’autore: la raccolta ad un unico ente (che potrebbe essere la SIAE) perchè la raccolta è un monopolio naturale, e liberalizzare invece la parte dei servizi, quindi la parte di tutela, deposito, rendicontazione e servizi accessori. In questo modo, ci sarebbe un borderò unificato, un database unico con cui la società che gestisce la raccolta saprebbe già come distribuire il prezzo della licenza. Tutto informatizzato. Ne giovano tutti: chi richiede i permessi, che può fare tutto da casa, online, senza fare errori di digitazione e senza occuparsi di sapere a quale società appartengono gli artisti, le società di collecting, che vedono i proventi raccolti accreditati velocemente e chi fa musica, perchè finalmente l’artista vede il frutto del proprio lavoro in tempi ragionevoli.

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