Pierfrancesco Diliberto – Pif

SE IO FOSSI PIF: LA FUNICOLARE DI NIESENBAHN

Se io fossi Pif mi chiamerei Pierfrancesco, il mio cognome sarebbe Diliberto, avrei 44 anni e sarei nato a Palermo.
Se io fossi Pif mi sarei appassionato, fin da piccolo, ai media e al giornalismo, la grande passione che il papà Maurizio mi avrebbe tramandato.

Se io fossi Pif avrei studiato a Palermo ed avrei vissuto l’evoluzione della Sicilia negli anni ’80 – ‘90.

Se io fossi Pif avrei provato a lasciare il mio paese d’origine, almeno per un po’ di tempo, lanciandomi nella vita frenetica di una metropoli, come Londra, a cercare quel qualcosa in più che non avrei mai potuto trovare fossi rimasto immobile.

Se io fossi Pif avrei partecipato ad un contest di Mediaset nel ’98, aprendomi le porte a quella che è stata sempre e solo una passione.

Se io fossi Pif, dopo il ’98, avrei pensato a tutte quelle sere passate sul divano di casa mia a cambiare canale osservando interviste dicendomi ‘io ci riuscirò’.

Se io fossi Pif, adesso, mi sveglierei la mattina guardandomi allo specchio ripetendomi ‘ci sono riuscito’.

Se io fossi Pif non starei scrivendo questo articolo.

Se io fossi Pif non leggerei questo articolo, perché mi farebbe ridere rileggere per l’ennesima volta le stesse cose.

Se io fossi Pif, però, mi ricorderei di quante interviste rilasciai a gente comune, perché mi sarei messo nei loro panni e, forse, una lettura veloce a questo articolo la darei per il contentino dell’autore.

Se io fossi Pif, dopo aver creato un momento di simpatia sviando il lettore dal fulcro del testo, lo riporterei simpaticamente nella retta via dell’articolo.

Se io fossi Pif potrei pensare: ‘Forse sto ridendo solo io’.

Se io fossi Pif, ma Pif non sono, potrei smetterla, riuscendo a riprendere l’articolo con una parvenza di serietà.

Se io fossi Pif sarei stato un inviato delle Iene, rendendo le mie paure il punto di forza dei miei servizi e mettendo la mia umiltà e simpatia al servizio di tutti.

Se io fossi Pif avrei dato vita al ‘Testimone’, creando una nuova frontiera di giornalismo online, mettendolo a portata di tutti.

Se io fossi Pif, con la scusa delle ragioni lavorative, avrei affrontato viaggi che da solo non avrei mai fatto.

Se io fossi Pif sarei andato a Tokio, a Miami, a Las Vegas, a Berlino, In Groenlandia e non solo.

Se io fossi Pif avrei girato l’Italia, da Nord e Sud, offrendo sempre un servizio degno di nota con gran professionalità, conoscendo culture e punti di vista a me ignoti, ampliando la mia conoscenza.

Se io fossi Pif avrei, prima o poi, toccato l’argomento Mafia, studiando il modo migliore per affrontare la questione ma affrontandola, senza nascondermi.

Se io fossi Pif avrei le giuste conoscenze e ragioni per affrontare l’argomento Mafia.

Se io fossi Pif sarei andato ad intervistare Roberto Saviano, contento del confronto che stava per nascere.

Se io fossi Pif, però, mi sarei anche emozionato a vedere ed accompagnare la paura dell’autore napoletano nel rivedere la sua amata Napoli, dopo sette anni.

Se io fossi Pif, non so con che forza di volontà avrei continuato a filmare Saviano mentre saliva le scale della Feltrinelli di via San Tommaso, prima della presentazione del suo libro in piazza, quando la scalinata Niesenbahn sembrava nulla in confronto.

Se io fossi Pif avrei fatto uno studio profondo sulla scalinata di servizio della funicolare Niesenbahn, dedicando una piccola clip ad essa.

Se io fossi Pif l’avrei fatto, ma lui non sono, e l’unico indizio che potrei dare con certezza è che, probabilmente, è la scalinata più lunga del mondo, che conta 11000 gradini.

Se io fossi Pif, mi sarei reso conto che, forse, questa volta, una risata con interrogativo a qualcuno potrei averla strappata ed intitolerei l’articolo col nome di questa scalinata.

Se io fossi Pif intitolerei il mio articolo così, creando stupore e cercando di invogliare l’autore a saperne un po’ di più sulla scalinata di Niesenbahn, quando essa funzioni precise non ne ha, o forse solo quella di velare il fulcro dell’articolo, ossia un’analisi più o meno approfondita su uno dei migliori giornalisti Italiani.

Se io fossi Pif avrei concluso il mio servizio fondato sull’intervista a Saviano così:

“Io sono nato e cresciuto a Palermo. E a Palermo c’è la mafia. E se la mafia non si è completamente impossessata della città, se comunque abbiamo avuto un barlume di civiltà e di speranza, è grazie ad un gruppo di persone che si è opposto.

Lo sapete perché queste persone mi mettono in crisi? Perché non erano dei santi. Erano fatti di carne e ossa, esattamente come me. Avevano dei pregi e sicuramente dei difetti, esattamente come me.

Io spesso incontro gente che è sotto scorta, perché “nel mirino della mafia”. E può capitare che queste persone siano egocentriche, paranoiche, noiose, vanitose, fissate con il sesso, testarde, ritardatari, egoisti, presuntosi, ingrati, stronzi. Insomma può capitare che abbiano tutti o qualcuno dei difetti che posso avere io. 

Ed è questo che mi mette in crisi: che sono esattamente come me. Che quello che hanno fatto loro potrei farlo anche io. Quanto farebbe bene alla mia coscienza se fossero dei santi del paradiso. 

Ma nonostante siano come me, loro sono quelli che fanno il lavoro sporco, al posto mio. 

Pensare che una persona in prima fila nel combattere la mafia debba necessariamente avere anche il carattere di San Francesco, forse è da ingenui. 

Se un giornalista scrive di mafia, io non mi chiedo “perché” scriva di mafia, non mi chiedo se così abbia avuto più successo con le ragazze, non mi chiedo se così si sia arricchito. Io mi chiedo se quello che scrive sia vero. Mi chiedo se quello che scrive dia fastidio alla mafia. Mi chiedo se leggendolo la mia conoscenza e la mia coscienza siano migliorate.

Io mi sono rotto i coglioni di aspettare che una persona venga ammazzata per rivalutarla. Sarò ingenuo, ma ho visto troppa gente, a casa mia, “disprezzata in vita ed apprezzata in morte”. E così, ingenuamente, sosterrò tutti coloro che credono che la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita e la stidda debbano essere non “tollerate”, ma sconfitte. E per fare questo mettono in gioco la loro vita. E le ascolterò anche se eventualmente saranno egocentriche, paranoiche, noiose, vanitose, fissate con il sesso, testarde, ritardatari, egoisti, presuntosi, ingrati, stronzi.

Lo vedete questo? É un cono gelato: cioccolato, crema e panna. Il popolo italiano protegge Roberto Saviano con una scorta affinché possa scrivere quello che vuole e andarsi a prendere un gelato quando vuole e come vuole. E ogni qual volta che Roberto rinuncerà a mangiarsi un cono come questo, sarà una sconfitta per noi, e una vittoria per la camorra.

A meno che non si prenda il gelato al gusto “lilla”. Allora lì sarebbe una sconfitta per tutti, perché il gelato al gusto “lilla” è notoriamente una minchiata di gelato.” 

Se io fossi Pif sarei orgoglioso delle parole da me pronunciate riguardandomi mentre sono a casa a montare il video.

Se io fossi Pif ad un certo punto della mia vita avrei provato a fare il regista, provando a creare un film.

Se io fossi Pif nel 2013 avrei fatto uscire il mio personalissimo film, intitolato ‘La mafia uccide solo d’estate’, facendomi aiutare da Michele Astori e Marco Mattani nella scrittura del tutto, perché un aiuto fa sempre bene.

Se io fossi Pif, sarei stato il regista del miglior film italiano del 2013 ottenendo vari riconoscimenti da enti diversi tra cui: David di Donatello, Nastri d’argento, Globo d’oro, Ciak d’oro, European Film Award, Torino Film Festival e molti altri.

Se io fossi Pif non mi sarei fermato alla prima pellicola e tre anni dopo avrei provato a far uscire il mio secondo film.

Se io fossi Pif questo film l’avrei intitolato ‘In guerra per Amore’ e starei attendendo la sua uscita nelle sale.

Se io fossi Pif non mi fermerei qui, ma Pif non sono…

Se io fossi Pif

Solitamente l’autore di un articolo non fornisce opinioni personali su quello che sta scrivendo, deve rimanere oggettivo cercando di essere il più professionale possibile; bene, son sempre stato alle condizioni che dovrebbero essere messe in atto nel momento della scrittura di un testo simile, ma questa volta non è stato così. Sono sempre stato un grande appassionato di questo giornalista palermitano, mi ha sempre stupito la sua semplicità, la sua simpatia, il suo porsi sempre al di sotto delle persone intervistate, perché c’è sempre qualcosa da imparare, da tutti; ma quello che mi ha davvero sorpreso è la sua forza di volontà nel portare avanti le questioni in cui crede davvero, come il combattere a viso aperto la Mafia,  dedicando parte della sua vita in un progetto che avrebbe potuto portare informazione a persone che a contatto con essa non sono mai state.

La sua forza di volontà mi è servita per arginare il mio timore a dar vita ad un articolo simile, bisogna portare avanti le questioni in cui si crede davvero, no?

Beh, questa volta l’ho fatto, davvero.

Se io fossi Pif, ma Pif non sono…

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