Bob Dylan

Quando il personaggio sovrasta l’uomo

Proprio in questi giorni, esattamente tra il 20 e il 22 novembre del lontano 1962, Robert Allen Zimmerman, meglio noto come Bob Dylan, registrava con un budget di appena 402 $ il suo primo LP in studio, l’omonimo “Bob Dylan” per l’appunto, che sarebbe stato pubblicato nel marzo dell’anno seguente. Per il menestrello di Duluth è l’inizio di una carriera che scriverà un pezzo di storia musicale. Bob Dylan negli anni a venire sarebbe diventato una delle icone più importanti nella cultura di massa della sua generazione e si sarebbe distinto anche come scrittore, poeta, pittore e conduttore radiofonico.

Le sue canzoni, fortemente influenzate dalla letteratura e dalla storia americana, affrontarono in modo innovativo temi politici, sociali e filosofici, sfidando le convenzioni della musica pop e appellandosi alla controcultura degli anni 60-70, di cui divenne una figura chiave. La bellezza e l’efficacia dei suoi testi gli sono valsi riconoscimenti come il Polar Music Prize(2000), il Premio Pulitzer (2008), e per ultimo in ordine cronologico, il tanto discusso Nobel per la letteratura giusto poche settimane fa, solo per citarne alcuni. Ed ecco che da quest’ultimo punto parte la nostra riflessione. La prima cosa che ha fatto discutere nelle recenti settimane è stata l’assegnazione del premio al cantautore americano. Lo meritava davvero questo premio? Può darsi di sì, può darsi di no…C’era qualcuno che lo avrebbe meritato più di lui? E’ probabile anche questo. L’Accademia Svedese ha fatto una scelta coraggiosa, non c’è che dire, una scelta che sicuramente non ha messo tutti d’accordo. Ma quante volte capita che l’opinione pubblica non coincida con l’opinione degli esperti? Tantissime. E il discorso non vale certo solo per il Nobel alla letteratura. Ad esempio alcuni tra voi lettori si saranno indignati quando per ben 5 volte, Leonardo Di Caprio si è visto sottrarre da sotto il naso un premio oscar che sembrava sacrosanto, prima di vincerlo “solo” alla sesta nomination. Oppure, tanto per restare in tema musicale, molti di voi proveranno stupore nel sapere che i Bon Jovi non siano ancora mai stati introdotti nellla Rock n’Roll Hall of Fame, pur avendo tutte le carte in regola per entrarci, probabilmente più di artisti che vi sono già stati introdotti da tempo. Per non parlare delle esclusioni prolungate di gruppi come Deep Purple e Kiss, entrati nel prestigioso museo solo in tempi recentissimi per i loro standard. Insomma il punto è che qualcuno deve pur prendere certe decisioni, e quel qualcuno, per quanto se ne intenda, non sempre accontenta tutti. Prendere decisioni difficili comporta anche questo. Passiamo dunque all’altro aspetto controverso della faccenda, ovvero il mancato ritiro del premio da parte del cantautore statunitense. Bob è sempre stato un personaggio schivo e avverso alle telecamere, lo sappiamo. Nelle settimane antecedenti al giorno della consegna ufficiale del premio l’artista ha preso con leggerezza e un filo di sarcasmo la cosa: “Ringrazio l’Accademia Svedese, ma non so se potrò andare alla cerimonia. Ho altri impegni, tra cui il dentista..”, “Mi devo vedere con gli amici al bar..”, “Devo tagliare il prato”. Per quanto possa essere bizzarro tutto ciò, Bob ha “snobbato” l’impegno di recarsi in Svezia con frasi di questo genere. Sembrava che fossero dette tanto per far sorridere i fan, invece a quanto pare Bob non scherzava poi troppo, dato che in seguito ha declinato a tutti gli effetti l’invito. Sembrava quasi che l’avessero invitato per un’intervista qualunque o a fare la comparsata in un reality televisivo. E su questo punto è opportuno soffermarsi. Come si è già accennato in precedenza, Dylan ha sempre alimentato il fascino del suo personaggio con l’essere schivo e riservato. Non c’è niente di male in questo, ci mancherebbe, eppure la sensazione è che un certo “limite” in questa decisione sia stato superato. Perché se ti invitano per qualche intervista da due soldi è un conto, ma se ti convocano per ritirare il premio della più alta onorificenza mondiale in campo letterario è un altro. Forse per rispetto di chi gli ha conferito un premio del genere, Bob una capatina al Konserthuset avrebbe potuto farla, non gli sarebbe costato molto; a maggior ragione se stiamo parlando di un artista che a stare sul palco sotto i riflettori ci è abituato eccome. Per giunta il premio comprende un importo di 900.000 €, cifra che è correttamente presente nel conto corrente del Sig. Dylan. L’appuntamento dal dentista, la birra con gli amici, il prato da tagliare non sembrano impegni poi così urgenti da non poter essere spostati sull’agenda. Se ci fossero state altre motivazioni più serie per declinare l’invito, allora sarebbe stato meglio comunicarle con discrezione, come fece la Lessing nel 2007.

La cerimonia del nobel avviene un giorno solo in tutto l’anno solare. Probabilmente per i fan sarebbe stato anche bello e commovente vedere il menestrello ritirare il premio. Se ci aggiungiamo anche il fatto che Dylan a 75 anni gode ancora di buona salute, e attualmente non è impegnato in tour o registrazioni in studio, questo rifiuto sembra l’ennesima trovata per alimentare un personaggio che sembra aver oscurato anche l’uomo che ne sta dietro. Questa non è una cosa che una personalità intelligente come Robert dovrebbe permettere, perché questa è un ombra pericolosa, è un’ombra che può soffocare e nascondere i confini che separano la personalità artistica dall’essere umano. Ci rifiutiamo di credere che a 75 anni, dopo una carriera invidiabile come la sua, Bob senta il bisogno di queste cose per attirare l’attenzione su di sé. Tuttavia, da quanto emerge dalle ultime notizie a riguardo, il cantante del Minnesota molto probabilmente sarà proprio a Stoccolma l’anno prossimo in una tappa del suo prossimo tour europeo. Il sito dell’Accademia Svedese ha reso noto proprio nelle ultime ore che Bob Dylan coglierà l’occasione per tenere la “lectio magistralis”, ovvero la lettura di un testo scritto o un discorso orale che i vincitori sono tenuti a dare per ricevere ufficialmente il premio. Meglio tardi che mai.  A noi piace quindi pensare che come tutti gli esseri umani, Dylan abbia commesso un errore, e dopo essersene reso conto, abbia trovato il modo di rimediare. E mi raccomando Robert, questa volta non ci fare altri scherzi per favore.

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