L’antropologia nelle sue forme

Gli studi dell’uomo e delle sue peculiarità sociali.

L’antropologia è il ramo delle scienze biologiche che studia l’umanità dal punto di vista naturalistico, cioè in quanto costituente un particolare gruppo zoologico, sulla scorta di caratteri morfologici e fisiologici. Nasce come disciplina autonoma nella seconda metà dell’Ottocento, quando vennero messe a punto tecniche e metodologie adatte per affrontare oggettivamente lo studio della diversità fisica dell’uomo nel  tempo e nello spazio: in tal modo questa diventò sinonimo di storia naturale dell’essere umano. Utilizzando tecniche di osservazione naturalistica (sul campo) delle differenti culture, adattamenti e comportamenti umani nel tempo e nello spazio, l’antropologia dimostra che l’uomo è tra gli animali più adattabili al mondo. Per esempio, gli abitanti delle Ande del Sudamerica si svegliano in villaggi situati a quasi 5000 metri sopra il livello del mare e si arrampicano per altri 450 metri per lavorare nelle miniere di stagno (Manuale di antropologia culturale, Kottak).

Uno dei rami dell’antropologia è quello medico, nato in Italia nel 1988 a Perugia, il quale studia le diverse pratiche mediche e di cura, oltre ai condizionamenti sociali e culturali che concorrono a dare forma alle differenti concezioni di salute e malattia. Un’interessante ricerca di questa branca scientifica è concernente l’adattamento posto in atto da alcuni gruppi sociali, in determinate condizioni ambientali. Si tratta di una ricerca condotta in alcune zone dell’Africa ad alta incidenza malarica, in queste infatti si è registrato un elevato numero di anemie falciformi. L’anemia falciforme crea un’anomalia nella forma dei globuli rossi, a forma appunto di falce,  facendo si che i possessori di tale patologia siano naturalmente protetti dalla malaria. I portatori di questa sindrome sono ereditari di un gene modificato ed adattato alle controversie ambientali causate dalla malaria (Livingston, 1958).

L’antropologia si suddivide poi ulteriori ramificazioni curiose quali, per esempio, quello culturale. Questa branca si occupa di esperire e studiare le differenti culture nelle loro forme ed idelogie, approfondendo anche il modo nel quale le varie culture concepiscono quelle esterne a loro stesse.   A tal proposito, grazie agli studi condotti da etnografi, ovvero antropologi che osservano la società in questione attraverso ricerche partecipanti e di inserimento dentro questa, si dimostrano due fattori principali:

  • La tendenza da parte delle culture occidentali a cadere nell’errore della “sottodifferenziazione”, ovvero di credere che le culture dei paesi meno sviluppati siano piuttosto simili.
  • L’etnocentrismo, cioè, la propensione da parte di un determinato gruppo culturale a considerare l’universo simbolico di appartenenza come unicamene giusto e monopolizzabile a livello globale , tenuto in considerazione come ideale centro e punto di riferimento dell’analisi di altre società.

 

 

Infine attraverso i principi di comparabilità, ovvero di confronto con le altre società, e di estraniazione dal proprio gruppo sociale di appartenza (cioè di distacco ed osservazione critica di questo) si può considerare l’antropologia come un modo di riflettere sui nostri comportamenti, sulle nostre usanze, sui nostri valori, sulle nostre norme, paragonandoli con altre usanze, altri valori ed altre norme. Questa ci aiuta a smascherare stereotipi e pregiudizi, ponendo le basi per una conoscenza profonda dell’ambiente sociale di adesione, del sè e dell’altro (Callari Galli, 1999).

 

Fonti: treccani.it, repubblica.it, manuale di antropologia di Kottak

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