La libertà del viaggio

“Le ragioni e il senso dell’esperienza Erasmus come momento di costruzione dell’identità e della cittadinanza europea”

  

28/08/2015 – Giorno 1

Il treno è paradossale. L’aereo è più coerente, dà quel senso di libertà tipico del viaggio; solleva.

Il treno rimane legato alla terra, è indeciso. Il treno è insicuro, ma guarda avanti e io, con lui, guardo avanti. In poche ore comincia una nuova vita ed è sublime: splendida e spaventosa allo stesso tempo. Con qualche abbraccio in valigia e un po’ di coraggio in borsa sono arrivata. Parigi è grande, più di quanto ti raccontino, più di quanto tu possa immaginare. Parigi ti travolge, ti scuote. Sento un brivido mentre mi ripeto nella testa che questa sarà la mia città, che questa, da oggi, è casa mia. Oggi sono grande, vivo sola in un posto sconosciuto. Con la lingua inciampo ancora e non conosco nessuno. La paura mi scorre nelle vene, ma non è sola: sto facendo qualcosa di importante.

 

09/10/2015 – Giorno 42

Slobodan è nato a Parigi, si fa chiamare Boki, suo papà è serbo e sua mamma è italo-francese. Con lui parlo un mélange delle nostre lingue, con qualche anglicismo, che il francese rigetta, ma di cui l’italiano va ghiotto. Christina è austriaca, anche lei come me suona il pianoforte. Con lei parlo di musica, in inglese. Jon è di Pamplona e il suo ragazzo Laurent è di Lione. Con loro parlo francese, ma mi diverto a sperimentare lo spagnolo con Laurent, sotto lo sguardo divertito di Jon. Andrzej è polacco, io e i ragazzi spagnoli lo chiamiamo “Andres”, perché la pronuncia del suo nome è impossibile.  Andres parla benissimo lo spagnolo, imparato a Malaga. Talvolta, scherzando, mi parla in spagnolo, io rispondo in italiano e riusciamo a capirci perfettamente. Smael ha origini berbere e parliamo solo in francese. La sua ragazza è toscana, ciononostante non conosce una parola d’italiano.

 

14/11/2015 – Giorno 78

Alzo il volume della musica. Nelle cuffie ascolto e riascolto le parole di Ben Howard: “Keep your head up, keep your heart strong”. Il telefono continua a squillare, le notizie mi arrivano addosso come proiettili e il rumore dei proiettili non si dimentica. Sono terrorizzata. Oggi sono tornata piccola in questo mondo che sto scoprendo così cattivo. Sono una pedina su una scacchiera scivolosa, imprevedibile. Mamma vuole che io torni a Torino; Parigi è pericolosa e lei si sente impotente e credo di aver capito che non ci sia niente di peggio per una mamma. Provo, però, un sentimento forte che ormai mi lega a questo luogo, soprattutto in questo momento… Non posso lasciare casa mia, non posso scappare: sto facendo qualcosa di importante.

01/02/2016 – Giorno 157

 

Stamattina la stazione ha un’aria diversa, mi guarda con occhi complici. Stamattina sono invincibile. Ho costruito un’esperienza, sono stata parte di un progetto straordinario. E so che quest’orgoglio non svanirà. Farò di questi cinque mesi un capitolo che non mi stancherò mai di leggere. Ho creato legami indistruttibili, ho conosciuto luoghi che rimarranno indelebili. Ho partecipato ad una storia di inclusione e integrazione, le parole che amo di più.

È preziosa l’opportunità di abbattere barriere e vincere distanze. È preziosa e fondamentale per chiunque voglia mettere il proprio mattone sul “ponte per l’Europa”. Sul polso ho tatuato il mondo e, oggi più che mai, posso sorridere nell’affermarne il motivo: “Sono un essere umano e niente di ciò che è umano è a me straniero” (Terenzio).

L’Italia è casa mia, la Francia è casa mia, l’Europa è casa mia. Ho fatto qualcosa di importante.

 

Cecilia

 

One Response to “La libertà del viaggio

  • Anonimo
    ago2 anni

    Grande Cecilia! Hai il piglio di tua mamma che traspare dalla tua scrittura, che mi giunge acerba come i tuoi anni, ma possente, come fuoriuscita dalla penna di una esperta scrittrice. Daniela

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