La casa tra le nuvole, il sorriso alla portata di tutti.

Un’associazione fondata sull’integrazione.

Che cosa è la normalità? Etimologicamente si può rispondere a tale quesito appellandosi a ciò che è comune al maggior numero di persone. Ma basta questo per stabilire che la norma sia corretta ed effettivamente ne esista una in ogni tema sociale? E tutto quello che è difforme rispetto a questa può essere considerato sbagliato o difettoso? Sono queste le domande che dovremmo porci soprattutto laddove si parli di disabilità. E se non esistesse la normalità? Se fossimo tutti semplicemente troppo diversi per confermare l’esistenza del tipico? Partendo da codeste ipotesi inizia il viaggio alla scoperta di persone che credono nelle differenze tra ogni singolo essere umano e sanno che da queste, come se fossero tanti colori variopinti, si possono creare quadri nuovi ed originali. Questi soggetti hanno dei nomi comuni ma una forza ed una spinta innovativa notevoli: per esempio Elisa Aschieri, Elena Mariuzzo e  Paola Varallo, tre donne travolgenti, disinibite che oltre ad essere mamme, sono fondatrici dell’associazione “La casa tra le nuvole”, nome che rispecchia la personalità fantasiosa e fresca di coloro che la compongono: bambini e ragazzi, educatori, genitori e volontari di tutte le età e generi. Insomma quel che regna in questo gruppo di socializzazione è la diversità ed il grande senso di solidarietà, come si evince dalle parole di Elisa Aschieri, una delle volenterose collaboratrici ed amministratrici della fondazione stessa:

  • Quando nasce questa associazione e perché?

Nasce a fine Luglio del 2015 da un’esigenza dei territori di Buttigliera Alta e Rosta, nei quali si rilevava un’alta percentuale di bambini con deficit, circa il 10% del totale compresi i BES(soggetti con Bisogni Educativi Speciali) e DSA(soggetti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento); ad oggi risultano essere il 12%.

  • Perché il nome “casa tra le nuvole”?

E’ stato scelto da una bambina facente parte dell’associazione, ci è piaciuto e lo abbiamo confermato ed utilizzato, creando anche un logo apposito. Inoltre rispecchia quello che noi siamo adesso, difatti non avendo una sede stabile, possiamo dire di avere un’immaginaria casa tra le nuvole. Al momento ci limitiamo appunto a finanziare e costituire progetti da inserire nelle scuole o generalmente affiancare ad infanti portatori di disabilità degli educatori.

  • Quindi al momento non avete una sede fissa nella quale praticare le attività che svolgete?

Al momento no ma da fine Settembre inizieremo, nella sede del centro famiglia di Buttigliera Alta, un dopo scuola. In questo proseguirà l’attività che svolgiamo il lunedì pomeriggio chiamata “Corri, salta, lancia”. Tale progetto consiste in una specie di propedeutica all’atletica leggera, nella quale abbiamo circa una ventina di bambini tra i quali due soggetti autistici con educatori a sostegno. Oltre a ciò vi saranno attività ludiche di aiuto compiti, sempre secondo il principio di inclusione totale.

  • Qual è l’obiettivo focale di questa associazione?

L’obiettivo era inizialmente quello di dare sostegno a tutte le famiglie, predisponendo attività nelle quali tutti possano partecipare, eventualmente con l’educatore di sostegno, creando così spazi di gioco e socializzazione. Questi saranno attui alla crescita educativa di tutti i partecipanti.

  • Quali sono le attività principali che svolgete?

Abbiamo finanziato un progetto di musicoterapia nell’istituto comprensivo di Buttigliera Alta e Rosta, in alcune classi dove vi erano bambini con problematiche eterogenee, in modo tale da poter fare qualcosa nel quale anche questi studenti potessero essere inclusi. Inoltre abbiamo finanziato l’acquaticità, in tal caso solo per studenti disabili, a causa di questioni pecuniarie. Finanzieremo di nuovo questo progetto per l’anno prossimo poiché abbiamo riscontrato feedback positivi sia dagli insegnanti con gli studenti, sia dalle loro famiglie. Nel progetto inerente l’acquaticità i bambini sono stati portati a nuoto ed indirizzati in lezione acquatiche “su misura” rispetto alle loro problematiche. In ogni caso, il focus dei nostri progetti risiede principalmente nell’inclusione di tutti in questi.

  • In che cosa consiste la musicoterapia?

I nostri progetti di musicoterapia, da noi finanziati, prevedono l’intervento di una professionista del settore lavorante all’interno delle scuole, la quale faceva provare strumenti ai ragazzi e li spingeva a suonare tutti insieme esperendo strumenti nuovi e particolari. Per rinnovare il lavoro che svolgiamo all’interno degli istituti, a partire dal prossimo anno, sovvenzioneremo un progetto di Pet Teraphy.

  • Queste attività possono “curare” l’autismo?

No, l’autismo è uno spettro sintomatico non curabile ma dal punto di vista della socializzazione e dell’inclusione, i nostri progetti possono risultare di grande ausilio. I bambini con problematiche se ben inseriti, sia nei nostri progetti che in qualsiasi altra attività, con il sostegno adeguato, possono essere motivo di crescita e socializzazione per se stessi e per gli altri.

  • Ma queste esperienze ricreative possono essere di aiuto anche per i soggetti non portatori di deficit motori o intellettivi?

Assolutamente si, anzi forse lo sono di più per questi ultimi. Poiché l’attenzione e la paura che i bimbi “neurotipici” o “normodotati” hanno nei confronti dei ragazzini portatori di disabilità, va a scemare grazie alle attività di inclusione.

  • Quindi le attività che svolgete possono essere educative in senso bidirezionale?

Si, poiché insegnano il rispetto dell’altro e la comprensione del prossimo, evitando di formare futuri adulti spaventati e limitati dalle differenze.

Si evince, leggendo tali parole, che l’educazione viaggia a braccetto con la conoscenza. Per questo viene necessario imparare, stimolare la curiosità positiva nei nostri figli, nei bimbi che ogni giorno osserviamo. Essi sono quello che il globo diverrà e non possiamo lamentarci, essere catastrofisti e parlare di “mondo che a rotoli”, “gioventù disastrosa”. Infatti quello che è insito nella natura umana è il principio di generatività, che non significa semplicemente procreare bensì trasmettere. Ed è ciò a renderci immortali, a far sì che quel che siamo rimanga, attraverso tutto quello che abbiamo insegnato. Gli adulti, principali detentori di tale principio, sono responsabili primariamente dell’esempio e del senso che danno alla vita e che riflettono sugli altri. Smettiamola di accusare il pianeta e la società di essere crudeli, perché ne facciamo parte, li costituiamo pienamente ed in essi si compie il nostro operato. Ragioni per le quali, come queste tre audaci mamme hanno fatto, dobbiamo osservarci con occhio critico, rivedere ciò che siamo e capire quanto possiamo agire per progredire e migliorare, per impartire l’accettazione, per eliminare il razzismo, la xenofobia, l’omofobia o qualsivoglia forma di pura ignoranza che gli infanti emulano da umanoidi incoscienti. Dovremmo non dimenticare mai che l’interazione quando è caratterizzata dalla diversità, frutta conoscenza e familiarità con la vita stessa che inevitabilmente presenterà una molteplicità di contesti e persone differenti con le quali doversi confrontare.

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