Ferzan Ozpetek

L’eclettica vulnerabilità

Nato ad Istanbul, nel 1959, ha frequentato gli studi di storia dell’arte e del costume all’accademia di Novara. Il suo primo lungometraggio “Il bagno turco”, diretto nel 1997, darà il via ad una delle carriere cinematografiche più complete che conosciamo. Ha collaborato come assistente alla regia con nomi quali Troisi e Marco Risi. Un uomo estremamente umano, ironico ed eclettico, rispecchia i suoi film. A “L’invervista”, su la 7, quando il giornalista introduce un discorso di apertura sulla pellicola “un giorno perfetto”, Ferzan afferma: “molte persone mi dicevano che il mio film li colpiva moltissimo[..]però il prossimo un po’ più leggero.”

L’intervistatore controbatte chiedendo ad Ozpetek se effettivamente il film sia così pesante ed il regista risponde: “è molto pesante poichè lo è anche la vita che viviamo tutti i giorni[…] per esempio il telefonino ci ha tolto il romanticismo[..] poichè non c’è più il tempo dilatato delle cose”. L’umiltà di quest’uomo evince dalle enunciazioni successive dell’intervista, nelle quali rivela che la parte più interessante e bella del suo lavoro è che tutto il cast parla di “nostro film”, senza mai riferirsi solo al regista stesso. Egli infatti descrive il sinergico lavoro degli attori con il suo, metaforizzandolo così: “come quando due persone si mettono a ballare, a fare un tango[..] dopo un po’ non ascoltano più la musica e vanno in un modo talmente armonioso che tutto scivola. Questo è il rapporto tra attore e regista.” Ferzan è un’artista toccato dalla vita ma che ha sempre voglia di raccontarne qualche suo aspetto infatti si racconta nel libro “sei la mia vita”, testo rivolto al suo compagno. Ozpetek rivela il nome dell’unico amore della sua vita, il suo fidanzato Simone il quale ringrazia spesso, nelle sue dichiarazioni o nelle sue opere, di aver incontrato più di qualsiasi altra persona. Il regista italo-turco è inoltre convinto che il bacio tra Luca Argentero e PierFrancesco Favino, nel film “Saturno contro”, abbia cambiato la storia del cinema. Effettivamente nessun regista aveva così esplicitamente rappresentato un atto omosessuale tant’è che Ferzan dichiara: “ora gli altri dovranno abituarsi a vedere baci gay”. Ozpetek riesce ad unire poesia e cinematografia in una miscela di emozioni senza tempo, cogliendo la fragilità umana e traendo da questa capolavori immensi. Insomma quest’uomo ha indubbiamente capito che la vulnerabilità non va resa ipertrofica bensì portata alla luce, fatta esplodere come una stella nel cielo.

“La vita è una serie di incontri che si sommano, l’imperativo è non perdere davvero nessuno.”

 

Fonti: la repubblica.it, L’intervista – la 7, huffingpost.it.

 

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