Gastarbeiter, quando lo stato favorisce l’integrazione

Saggio breve tratto dalla tesi di laurea di Elena Fiore.

Scienze Internazionali dello Sviluppo e della Cooperazione.

Gastarbeiter  è un termine tedesco che significa “lavoratore straniero” ed è anche la parola chiave della tesi redatta da Elena Fiore, studente universitaria che decide di approfondire ciò che concerne il multiculturalismo tedesco e la sua origine storica, centrando il discorso sull’integrazione degli immagrati stranieri nel paese. Introduce l’argomentazione attraverso l’analisi storico- temporale del fenomeno migratorio, risalente alla fine della seconda guerra mondiale. Come scrive la candidata: ”La maggior parte degli immigrati che risiedono attualmente in Germania deve la sua origine al grande afflusso di migranti[..] richiamati dal governo stesso della Repubblica federale di Germania per integrare la forza lavoro locale nella ricostruzione dopo la catastrofe della guerra. Tali lavoratori giunsero inizialmente solo dall’Europa, per occuparsi della ricostruzione e della ripresa delle industrie locali.  Essi furono chiamati con il termine Gastarbeiter, ovvero, letteralmente, lavoratori “ospiti”, poiché la linea politica seguita dalla Germania Ovest fu quella di assicurare un posto di lavoro solo temporaneamente, non una migrazione permanente. Il sistema dei Gastarbeiter prevedeva dei contratti, i quali concedevano il diritto di lavorare solamente per un anno, trascorso questo, il lavoratore doveva tornare in patria, perdendo il permesso di residenza.” Questo scritto si concentra inoltre sulla descrizione delle condizioni dei lavoratori immigrati, le quali erano inizialmente negative. Infatti i “Gastarbeiter” denunciavano l’assenza di politiche consistenti e di diritti tutelanti, oltre al duro lavoro che erano costretti ad eseguire onde evitare il ritorno immediato in patria. “A partire dagli anni Settanta la Repubblica federale di Germania perseguì una doppia strategia sia di accoglienza, che di rifiuto, rispondendo, però, alla necessità di una politica di integrazione dei migranti, e in seguito delle loro famiglie, presenti da molti anni sul suolo tedesco, che avevano dunque maturato determinati diritti di soggiorno, lavoro e ricongiungimento familiare. ” . Così la Dottoressa Fiore spiega l’evoluzione ed il progresso avvenuto in Germania per ciò che concerne le politiche integrazionistiche e lavorative, concentrando la sua analisi anche sull’esistenza del multiculturalismo come caratteristica tipica delle società moderne e possibilità di coesistenza di differenti popoli e società. Dal punto di vista antropologico è interessante citare la teoria del “melting pot”, ovvero la tendenza, da parte dei gruppi dei gruppi etnici, ad abbandonare la proprie tradizioni culturali fondendole con la cultura nazionale comune nella quale vengono inglobati. Questo al fine di sottolineare un elemento chiave della tesi, ovvero riguardante il fatto che le distinzioni etniche possano essere anche conservate, non per forza assimilate (Kottak, Manuale di antropologia culturale). Karl Barth, uno dei più grandi teologi protestanti, parla a tal proposito della società plurastica, ovvero una società nella quale si combinano contrasti etnici, specializzazione ecologica (ovvero l’utilizzo di diverse risorse ambientali da parte dei singoli gruppi etnici) e l’interdipendenza economica di questi. L’approccio pluralistico si avvicina al multiculturalismo e si oppone al modello di assimilazione, inoltre questo è stato valorizzato dalle politiche tedesche come sottolinea il paragrafo scritto dalla candidata “Il sistema dei Gastarbeiter incominciò come un’iniziativa politica, volta ad integrare la forza lavoro nel contesto del miracolo economico degli anni Cinquanta, ma si trasformò nella realizzazione del multiculturalismo, il quale ancora oggi caratterizza la società tedesca, come altri Paesi del mondo occidentale. La Germania, nella propria storia contemporanea, ha avuto modo di accettare ed integrare gradualmente i lavoratori “ospiti”, diventati, con il tempo, presenza permanente tra la popolazione tedesca, dimostrando come, in una società moderna e aperta, sia possibile la coesistenza di diverse popoli e nazionalità.[..]  La figura dei Gastarbeiter, quindi, è significativa, sia per l’apporto dato allo sviluppo, a livello generale, dell’integrazione europea e della libera circolazione e sia per il successo, nello specifico, anche di un primo nucleo di iniziative comunitarie nel campo delle politiche sociali, che hanno contribuito a dare un contenuto concreto ai principi e ai diritti fondamentali riconosciuti ai lavoratori. I lavoratori “ospiti” di quel periodo sono ora cittadini tedeschi a tutti gli effetti, insieme ai loro figli e nipoti, i quali partecipano attivamente alla vita politica, economica e sociale della Germania. Essi si sentono membri della società tedesca, mantenendo, certamente, ancora un attaccamento al proprio Paese d’origine e alla propria cultura familiare, ma integrandoli all’interno del Paese in cui vivono.” La tesi infine rimarca la necessità di inserimento sociale degli immigrati pur mantenendo integra la loro cultura come risposta adattiva al multiculturalismo, favorendo processi di convivenza tra differenti universi simbolici, attraverso le seguenti parole conclusive:”Il multiculturalismo in Germania funziona [..]per questa ragione: non si assiste ad una completa eliminazione della cultura di origine degli immigrati, ma si crea una coesistenza tra le due identità, che arricchiscono la società ormai multietnica.”

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