Quando dare voce ai giovani significa cultura.

“la giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque conservi la capacità di cogliere la bellezza non diventerà mai vecchio.”

Il programma archivio tesi, nato circa 20 anni fa, sotto iniziativa del Centro UNESCO di Torino, ritrova il suo scopo in questa massima Kafkiana, citata infatti sulle brochure e riportata nelle locandine pubblicitarie di tale progetto. La gioventù è bellezza, non tanto nel suo senso puramente pragmatico, quindi nell’aspetto fisico del corpo intoccato dalle azioni del tempo, bensì un fascino rappresentato dalla curiosità umana ed insito nella speranza di un animo giovane. L’adolescenza e la prima adultità tendono, nella nostra contemporaneità, ad essere associate a luoghi comuni quali, per esempio, la disaffezione politica, la mancanza di amor proprio ed il generale disinteresse verso gli eventi del mondo. Progetti come “il programma archivio tesi”, danno un suono differente a tali pregiudizi, rilanciando la figura dei ragazzi come esseri umani aventi voglia di utilizzare l’intelletto, per rispondere agli interrogativi ed ai problemi del mondo. Ma come è possibile far conoscere queste fragili figure sociali ed il loro miglior operato? Dal 1985, il Centro UNESCO di Torino, in risposta a suddetto quesito, ha istituito convenzioni con il Politecnico di Torino e l’Università degli Studi di Torino, permettendo agli studenti universitari di eseguire tirocini all’interno del centro stesso. In particolare attraverso il progetto “voce ai giovani, archivio tesi”, accolto da vent’anni ed avente come protagonista il lavoro tesistico di generazioni studentesche, praticato attraverso la raccolta delle tesi stesse, quali patrimonio della cultura mondiale. Ed è in questi testi e nella loro attenta lettura che troviamo menti di ragazzi che hanno investito tempo e cognizione, innovazione e criticità nel fare qualcosa che vada oltre allo studio, che ricada nell’esperire per cercare delle risposte concrete. Tra queste menti brillanti vi è quella di Cecilia, una giovane Dottoressa in “Scienze internazionali dello Sviluppo e della Cooperazione”, la quale rivolge la sua curiosità ed attenzione, in primo luogo, ad un problema peculiare della nostra società: il fenomeno della distruzione culturale e la reazione internazionale a questo. Ma distruzione culturale che cosa significa? Si potrebbe rispondere a tale quesito facendo appello all’attuazione di opere pubbliche, le quali rappresentano innovazione ma anche sacrificio del patrimonio culturale a favore di queste; il genocidio culturale potrebbe altresì riguardare la conseguenza di attività belliche. In secondo luogo, la ricerca di Cecilia verte su un ulteriore questione: quanto possono le associazioni-salvaguardia delle culture e delle tradizioni, trascendere le volontà statali? E queste ultime, saranno o potranno essere sempre a favore della protezione culturale? La giovane Dottoressa racconta il suo progetto di tesi il 16 Ottobre, al Castello del Valentino, rinomato luogo di cultura torinese in una delle tre giornate dedicate all’esposizione di tesi e progetti universitari. Tali “incontri culturali”, nati sotto iniziativa del Centro UNESCO di Torino, vogliono promuovere e trasmettere il lavoro di giovani studenti devoti ai loro studi. Cecilia, ex tirocinante all’interno del Centro stesso, nell’enunciazione della sua tesi, narra di un caso tipico di annientamento culturale: la distruzione dei mausolei di Timbuctù, monumenti registrati dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. Questi “attacchi intenzionalmente diretti”, messi a segno tra il 30 Giugno e l’11 Luglio del 2012, dal tuareg Ahmad Al Faqi Al Mahdi, rappresentano un episodio di distruzione fisica di beni culturali materiali. Tale esempio viene riportato durante la conferenza poiché ha dato origine al primo processo intentato contro un essere umano per distruzione del patrimonio culturale. Esistono però ulteriori forme di distruzione di beni culturali e sono quelle che concernono beni di tipo immateriale, riferendosi così all’abbattimento di tradizioni, minoranze etniche o linguistiche. Esempio storico di tale genocidio culturale è stato il periodo delle grandi conquiste coloniali, poste in atto da differenti paesi europei, verso nazioni del terzo mondo. Trattasi del fenomeno dell’imperialismo culturale, definibile come l’imposizione di una matrice culturale, da parte di uno stato dominante verso un altro subordinato. Certamente il lavoro di Cecilia non corrisponde ad un’unica e sola risposta ai sopra elencati problemi di stampo culturale, bensì rappresenta un approccio eclettico ed analitico verso tali quesiti. Ed anche se il lavoro da svolgere al fine di salvaguardare concretamente le opere culturali materiali e non di un paese è lungo e difficile, viene necessario diffondere consapevolezza in merito a suddette difficoltà. E come farlo nel migliore dei modi se non attraverso gli occhi di un giovane? E se la cultura è l’anima di una città, di un paese o di un uomo, come poterla salvare se non tramite l’animo speranzoso dei giovani adulti? Il 20 Novembre e l’11 Dicembre si svolgeranno altri due incontri, sempre presso il Castello del Valentino, mirati alla divulgazione di conoscenza, al dare voce ad una generazione spesso ammutolita dalle stereotipie negative, dalla molteplicità di sfere di senso, dallo smarrimento valoriale che l’ha avvolta. Si, gli occhi di un giovane sanno scovare la bellezza, non tanto per la salute che può possedere un bulbo oculare adolescente, bensì per la curiosità che lo spinge ad osservare attivamente senza limitarsi a guardare.

 

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